domenica 8 aprile 2018

SLIDING DOORS - RITORNO AL FUTURO


Stamani, per caso, ho aperto Google Maps, sono andato su San Vincenzo, ho zoomato sul paese e sono trasecolato. Sullo schermo rivedevo di nuovo tutta la meravigliosa spiaggia di Viale Marconi. Non solo, c’era anche tutta la spiaggia, dalla Torre alla piazza della chiesa. Un’unica spiaggia davanti a tutto il paese, senza alcuna interruzione, esattamente così com'era fino agli anni Cinquanta. Sparite anche tutte le scogliere, i pennelli, le tinozze. Tutto tornato come nell’immediato dopoguerra. Cos’era successo?

Sono andato sulle FAQ di Google Maps, e ho trovato la spiegazione.
Per un errore commesso nella notte da un tecnico di Mountain View, erano state scambiate le pagine di Google Maps e così a noi apparivano quelle dell’altro universo parallelo (l’universo SV-bis) del quale purtroppo noi non facciamo parte, ma che è invece popolato da nostri avatar, alter ego.

L’universo SV-bis si autogenerò causalmente per una sliding door apertasi nel 2004 a seguito dello sprigionamento, proprio nel giorno delle elezioni comunali, di una nube di cloroformio che, uscita da una crepa sotterranea della cava di San Carlo, si era sparsa su tutto il comune.
L’intera popolazione aveva così dormito tutto il giorno e solo un giovane hippy locale, abituato a ben altre sostanze, si era svegliato ed era andato a votare. Il suo unico voto valido (ovviamente per una lista di suoi amici cannerecci) aveva comportato l’elezione di un sindaco e di un consiglio monocolore, assai arzilli ed estremamente alternativi a tutte le precedenti amministrazioni.

La nuova briosa giunta, preso atto che la decisione di ampliare il porto era, per varie ragioni, ormai irreversibile, aveva però deciso di bloccare immediatamente il progetto in corso e di adottare un percorso decisionale democratico e partecipativo, come si fa in tutti i paesi civili, quando sono in gioco opere (tipo porto e scogliere) dall’impatto e dalle conseguenze irreversibili per tutti i cittadini e anche per i loro figli e discendenti.
Il comune aveva quindi nominato una commissione con alcuni suoi funzionari e alcuni esperti e competenti in materia, di varie estrazioni tecniche e culturali.
Una volta scelto, dopo una lunga discussione al suo interno, il progetto di massima, questo era stato esaurientemente illustrato e pubblicizzato sui media. Quindi la commissione aveva tenuto numerose udienze pubbliche, alcune anche in piazza, nelle quali erano stati invitati a intervenire e a spiegare le loro posizioni e le loro controproposte progettuali: balneari, ambientalisti, operatori turistici, tecnici del posto, studiosi, blogger vari e, più che altro, tutti i cittadini che ne avevano fatto richiesta.
Alla fine delle udienze la Commissione aveva elaborato una relazione finale dove aveva risposto dettagliatamente ed esaurientemente a tutti gli interventi, e a tutte le proposte, nessuna esclusa, accogliendole o respingendole con le più complete motivazioni e aveva quindi preso la decisione finale, modificata sulla base dei contributi accolti, trasparente e motivata, e l'aveva sottoposta a Referendum popolare.

Il porto fu quindi realizzato, sulla base del progetto più condiviso, risultato vincitore, con gli stessi posti barca attuali, in nemmeno tre anni e, nello stesso importo previsto inizialmente (26 milioni), si riuscì anche a eseguire - così come era stato previsto nel progetto finale - anche le opere di recupero e ripristino di tutte le spiagge cittadine, così com’erano in origine e fino al dopoguerra.

Purtroppo l’illusione è stata di breve durata. Google, appena ricevute le prime segnalazioni, ha subito corretto l’errore e ora sullo schermo sono riapparse le orride piazze di cemento, i capannoni di lamiera e più che altro è di nuovo scomparsa tutta la spiaggia continua e senza interruzioni del paese.

Ho fatto domanda di trasferimento nell’universo SV-bis, ma mi hanno detto che son procedure lunghe e dall’esito incerto… Aspetterò.




mercoledì 21 marzo 2018

Ex Faro di via Pianosa - Skyline e Conteggi innovativi



19 dicembre 2017
CONTEGGI URBANISTICI INNOVATIVI
Con i conteggi eseguiti secondo la lettera dell'art. 10/g del DPGR Toscana 11/11/2013 n.64/3, mancherebbero circa 100 mq. rispetto a quelli previsti dal progetto.
Sarà il caso di riverificare questi conteggi?
Mica per altro, solo per sicurezza e tranquillità di tutti.

https://www.facebook.com/groups/sanvincenzo/permalink/1331754446928476/

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art. 10/g - Le autorimesse con altezza inferiore a ml. 2,40 e prive di dotazioni igieniche sanitarie (come quella sopra in giallo preesistente), sono escluse dal calcolo della SUL e quindi la loro superficie e il loro volume (inesistenti) non potrebbero essere recuperati per utilizzarli nella nuova costruzione, come invece qui sotto pare sia stato fatto.

L'immagine può contenere: telefono

Art. 10/g - "Le autorimesse (come quelle qui sotto) dotate di requisiti igienico-sanitari e di dotazioni atte a consentire la permanenza ancorché saltuaria di persone" NON sono escluse dal computo della SUL al contrario delle normali autorimesse "non saltuariamente abitabili". E quindi sostituiscono SUL (superficie utile lorda) con necessità quindi di conteggiare quegli 82 mq., tratteggiati in celestino, che qui sotto sono stati invece esclusi.
Va rilevato che i bagni a servizio delle autorimesse sarebbero bagni regolari (secondo il Regolamento edilizio) anche per vani abitativi, con superficie regolare e dotati di finestra e di disimpegno. Quindi integrano perfettamente i requisiti atti a consentire la permanenza di persone di cui alla norma regionale.

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28 settembre 2017
SKYLINE ALTERATO - PIU' DI COSI' !
A seguito del rialzamento, una porzione del nuovo skyline percepibile dal mare risulterà rialzata e quindi alterata.

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18 settembre 2017
C' E' UN BUCO IN QUELLO SKYLINE

Da un tratto di via Serristori si può apprezzare una porzione della vista verso il mare, e viceversa, che verrà ostruita a seguito del rialzamento, con conseguente parziale ostruzione di quel buco esistente nell'attuale skyline.
https://www.facebook.com/groups/sanvincenzo/permalink/1256980887739166/

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2016 
BUCHI E ALTRE STORIE
Le vecchie spassose teorie dei buchi nel PRG e delle mansarde che non fanno SUL, attualmente provvisoriamente abbandonate, ma pronte a risorgere in caso di, sia pure insperati, sviluppi giudiziari, presso il Consiglio di Stato.


sabato 10 marzo 2018

Vicenda BARCACCINA - Il TAR dispone la trasmissione del fascicolo alla Procura della Repubblica - O che gli è preso al TAR? Mah!




Ricordate l'avviamento milionario previsto per la BARCACCINA?
Il TAR ha dichiarato irricevibile (per notifica oltre i sessanta giorni previsti) il ricorso del privato contro l'indennizzo milionario a favore del vecchio concessionario, imposto ai terzi partecipanti alla gara.
Nella sentenza il TAR ha però disposto 
la trasmissione del fascicolo alla PROCURA della REPUBBLICA, 
perché:
A) la precedente vicenda contenziosa; 
B) la misura RILEVANTE dell’indennizzo previsto a favore del concessionario uscente; 
C) il costante e noto orientamento della S.C. di Cassazione che ESCLUDE, al di fuori dei casi espressamente previsti, l’applicabilità ai rapporti concessori delle norme che prevedono il PAGAMENTO DELL'INDENNITA' DI AVVIAMENTO commerciale a favore del conduttore alla cessazione del rapporto locatizio avente ad oggetti immobili a destinazione commerciale, 
potrebbero astrattamente costituire elementi atti ad integrare la fattispecie penale dell’ABUSO di UFFICIO.»
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In effetti anche a tutti noi incompetenti legali, ma cultori solo del comune buon senso, era apparsa assai stravagante la previsione di un indennità di avviamento (milionaria) a favore del titolare di una lunghissima (trentennale) concessione pubblica ormai arrivata a scadenza e oltretutto su di un fabbricato iper ammortizzato, ormai fatiscente e destinato alla demolizione. Indennità invece ultra milionaria, come stabilito dal perito giurato.

La nuova concessione cinquantennale del 2014 è stata a suo tempo annullata dalla sentenza 1804/2016 del consiglio di Stato che aveva quindi travolto anche il rogito notarile rep n.14997 del 26 marzo 2014 di concessione, da parte del Comune, del diritto di superficie. Ma quel contratto è poi mai stato revocato? Si spera proprio di sì, con relativa cancellazione della trascrizione, su quell' immobile, della concessione dichiarata illegittima dal C.d.S.

La demolizione del fabbricato che in teoria doveva essere già avvenuta, per ora non si è vista e la vecchia concessione ormai scaduta il 31.12.2016 che fine ha fatto? Si intende prorogata e via? Nonostante quanto stabilito dal Consiglio di Stato? Con quale provvedimento poi? Nel 2017 è tutto andato avanti un po' così. A maggio 2018 si riapre tranquillamente come se nulla fosse?
Domande che vengono naturali. Infatti si è un po' perso il filo.

Però almeno il TAR, sulla faccenda, sembrerebbe avere le idee abbastanza chiare. Idee non molto lusinghiere, peraltro. Vedremo.
Vicenda davvero appassionante, come tante altre ultimamente, nel nostro paesello.


https://www.facebook.com/groups/sanvincenzo/permalink/934468506657074/



La splendida e favolosa perizia milionaria. 
http://159.213.113.213:8080/jattiwebsanvincenzo/AttiPubblicazioni?servizio=Allegato&idDocumentale=59820


Addirittura anche Filippi si sentì in dovere di operare una riduzione del 30% sull'importo della perizia giurata del ragioniere perito nominato dal Comune.
http://159.213.113.213:8080/jattiwebsanvincenzo/AttiPubblicazioni?servizio=Allegato&idDocumentale=59819


Il geom. Filippi nella stima d'Ufficio riprende la perizia Pacchini, ma pensa bene di ridurre l'importo da 1.465.145 euro stimato e giurato dal perito (importo del compenso circa 11 mila euro) ad un importo ridotto (si fa per dire) di 1.019.110 euro, con una riduzione secca di oltre il 30%









domenica 1 ottobre 2017

A QUANDO UN SOPRASSALTO DI DIGNITÀ MORALE?


In tutta questa vicenda, la cosa davvero incredibile e scandalosa è che segretari e dirigenti comunali abbiano potuto assecondare - plagiati o impauriti, non si è mai capito - per più di venticinque anni (una vita) comportamenti scandalosamente pieni di cattiveria, prevaricatori e persecutori, da parte di un funzionario (peraltro di una pochezza e arroganza unica) nei confronti di un loro dipendente, reo di non aver piegato la testa a comportamenti e disposizioni arbitrarie e censurabili, e per questo messo all’indice, denunziato penalmente diecine di volte, isolato, degradato, vessato in ogni modo, fino ad essere più volte licenziato. Provvedimenti sempre palesemente persecutori e illegittimi, vanificati tutti (sia pure a caro prezzo) solo grazie alla incredibile e tetragona tenacia della vittima, ed ai provvedimenti di giudici indipendenti.

L’altra cosa veramente scandalosa, forse addirittura la peggiore, è che i sindaci e gli assessori abbiano sempre voltato la testa dall’altra parte e non siano mai intervenuti nei confronti di quella vicenda scandalosa, non osando mai mettersi contro i propri dirigenti e contro l’impresentabile e torvo funzionario, preferendo invece, per quieto vivere e anche per grigio timore, lasciare colpevolmente che un loro dipendente (la parte più debole) continuasse a essere ingiustamente e impunemente sacrificato, anno dopo anno.

Infine, dopo la forzata e ingloriosa uscita di scena del persecutore storico, un gruppetto di suoi fedelissimi adepti ha tentato di proseguire la sua opera all’interno dell’ente con azioni plateali, fino a ignobili velati avvertimenti a qualche consigliere e addirittura fino ai limiti dell’ammutinamento, senza che i sempre timorosi dirigenti e il sindaco trovassero la forza di applicare le sanzioni previste e far cessare le continue provocatorie disobbedienze nei riguardi degli ordini e delle disposizioni di servizio.
Questa clamorosa e inspiegabile debolezza è stata naturalmente ripagata da parte dei graziati con denunzie e richieste vittimistiche di mega risarcimenti nei confronti della magnanima, distratta e timorosa dirigenza. Ovviamente. Cosa si aspettavano? Se aspettavano forse un po’ di riconoscenza, hanno sbagliato in pieno i conti.

Il coraggio che nessuno ha mai avuto in oltre 25 anni, prima per opporsi a un funzionario fuori controllo e per far cessare quell’ interminabile scandalo persecutorio, e poi per punire gli ammutinamenti, è stato invece ora improvvisamente ritrovato per ricominciare a perseguitare con procedimenti disciplinari, sospensioni, e preavvisi di un terzo licenziamento, lo stesso dipendente che sopravvissuto a stento a 25 anni di continue persecuzioni, ha osato nientemeno che confutare pubblicamente la diffusione di false notizie (già accertate pacificamente come false) diffuse dall’amministrazione sui giornali, senza offendere o diffamare nessuno, ma violando, a loro dire, dei bizantini regolamenti interni, contrastanti evidentemente sia con le leggi sul lavoro, che soprattutto, con la Costituzione che non pone limiti gerarchici alla libertà di pensiero e di parola.
Con lui, privo di potere e, a dispetto della stazza, mai minaccioso o intimidatorio, molti amministratori e dirigenti si scordano ora delle proprie passate timidezze e paure e ritrovano il grande coraggio dei forti coi deboli.


Ci si chiede: ma davvero è possibile che, nell’amministrazione, nessuno avverta un po’ di vergogna?

Forse non è ormai più possibile rimediare alle cattiverie, alle omissioni, alle pusillanimità del passato. Ci attendiamo però tutti, finalmente, un soprassalto di dignità morale e di onore da parte dei rappresentanti dei cittadini, tale per lo meno da evitare di aggravare ulteriormente tutto il non poco male già commesso nel passato. Ne guadagneranno non solo nella considerazione di tutte le persone davvero per bene, ma anche nella propria serenità e autostima, sapendo benissimo cosa prescrive l’unico regolamento che veramente conta, e cioè la legge morale che è dentro di tutti.
.

sabato 19 agosto 2017

Regolarità urbanistiche e indennità risarcitorie - Percorsi ondivaghi - Tre storie


Comune di San Vincenzo (Livorno)
- Varie modalità di giudicare la Regolarità Urbanistica degli immobili.
- Varie modalità di valutare l’entità delle sanzioni.
Tre storie 
con esiti molto diversi. Fortuna? Sfortuna? Fato? … Chissà!

E sul problema del “Galasso perduto” quale metodo si adotterà? Chissà!

1) Tenuta di Rimigliano
Volumi vari, per migliaia di metri quadrati, compreso fagianaie, concimaie, ruderi, ecc. privi di permessi o licenze edilizie rintracciabili, sono giudicati REGOLARI e quindi recuperabili ai fini volumetrici, sulla base dell’art.5 del Regolamento urbanistico, così come modificato con delibera di CC n. 32 del 6/5/2013. 
Articolo che, dopo la sua modifica,  consente in pratica di rendere regolare peressoché ogni immobile che si possa dimostrare essere stato realizzato prima del 1° settembre 1967. 
Quindi per tutti questi immobili, nessuna necessità di condono e NESSUNA SANZIONE.
Piuttosto discutibile invero, ma tutto regolare e secondo regolamento (appena modificato), per carità. L’importante è che la cosa logicamente valga per tutti, anche retroattivamente, per semplice giustizia. Infatti quando la legge cancella un reato, chi è in galera per aver commesso quel reato, viene subito liberato. Logico, no?

2) Torretta  sulla duna dei Lecci
Viene rilasciato dal Comune un permesso di ricostruzione sulla duna dei Lecci, per 106 mq. , a fronte di una superficie preesistente – legittimata da un condono – di soli 64,03 mq. Anche l’architetto Baggiani  non riesce a capacitarsi per quei 42 mq in più, regalati.
A seguito di varie difformità, realizzate durante i lavori, rispetto alla Concessione edilizia ed al Permesso Paesaggistico, e accertate dalla Forestale, il Comune, dopo alcuni mesi di silenzio tombale, con la faccenda ormai già esplosa sui giornali, si decide a sospendere i lavori di costruzione.
Viene quindi emessa dal Comune un’ordinanza di demolizione n. 383 del 15/9/2011.  Il responsabile del procedimento, geom. Salti, accerta la mancata esecuzione dell’ordinanza e predispone la lettera con la comunicazione di “inottemperanza all’ordinanza e conseguente preavviso di confisca e demolizione d’ufficio”, così come previsto dalla legge. La lettera però inspiegabilmente (anche l’ arch. Baggiani non se lo spiega) resta in un cassetto e non viene notificata dal dirigente alla proprietà. Così dopo qualche anno di inerzia del Comune, nonostante i proclami dell’assessore, anche in Consiglio Comunale, sulla inevitabile demolizione della palazzina, la proprietà, dopo numerosissimi ripetuti tentativi ottiene, per spossatezza generale, la sospirata sanatoria.
Si deve ora determinare l’indennità risarcitoria prevista dalla legge e pari, in quel caso, al profitto conseguito a seguito dell’abuso. La perizia del geom. Tosi del 9/3/2016 valuta tale profitto uguale a zero. Infatti viene giudicato irrilevante ai fini del valore finale dell’immobile la realizzazione del vano interrato non previsto dal Permesso e ugualmente irrilevanti, a tal fine,  tutte le modifiche distributive dei volumi, e degli spazi circostanti, eseguite in difformità, che pure uno scopo migliorativo si deve supporre che l’avessero. Ugualmente non viene applicato il profitto “ordinario” pari al  “3%  del valore d'estimo dell'unità immobiliare” come previsto dall’art. 2 del DM 26/9/1997,  che in questo caso sarebbe ammontato a circa 30 mila euro. E quindi determina la sanzione nel minimo edittale di 516,46 euro. Il Segretario Comunale D’Agostino, in sostituzione dell’astenuto dirigente dell’edilizia Filippi, con Determinazione N.  207 del  14/03/2016  fa sua la perizia e irroga la sanzione di 516, 46 euro.
Sicuramente tutto regolare. Anzi si deve gioire che chi pure ha errato, non venga eccessivamente sacrificato. Si sa che la pena non deve essere inutilmente afflittiva, ma deve solamente tendere al recupero del soggetto.

Dopo questi due edificanti esempi di saggia e bonaria indulgenza amministrativa, che senz’altro fanno onore al Comune, veniamo all’ultimo esempio. Non c’è due senza tre. Almeno si suppone, ma invece in questo caso non sarà così. Nessuna bonaria indulgenza.

3) IMMOBILE  in via della Principessa, 117
Nel 1963 viene realizzato nel terreno, senza permesso,  un manufatto di circa 60 mq.
Nel 1986, visto che la legge lo consente,  viene chiesto il condono e pagata l’oblazione. La pratica si trascina però per oltre venti anni, mentre nel lotto confinante, una singola palazzina viene all'incirca raddoppiata e trasformata in un megacondominio con distanze dai confini alquanto critiche e con un permesso della Soprintendenza che imporrebbe di non abbattere alcun albero di alto fusto… con conseguente inizio di un contenzioso legale tuttora in corso.
La nostra pratica di condono si conclude finalmente solo nel 2010 con il nulla osta della Soprintendenza e l’autorizzazione paesaggistica.
A quel punto però, nel 2011 (a quasi 50 anni dalla realizzazione),  il Comune richiede il pagamento di una indennità risarcitoria sulla base di meccanismi previsti da leggi arrivate molti anni dopo il 1986, anno di presentazione della pratica di condono.
Per la verità dal momento che l’immobile risulta pacificamente costruito nel 1963, cioè ben prima del 1° settembre 1967, sulla base dell’art. 5 del RU non ci sarebbe stato neanche bisogno di condonarlo e si sarebbe potuto considerare “regolare” secondo il Regolamento. Purtroppo la benefica modifica dell’art. 5 del RU avverrà solo due anni dopo, nel 2013 e quindi in quel momento ancora non valeva. Così si va avanti.
La perizia del geom. Bettini determina il “profitto” dell’abuso sulla base dei “prezzi di mercato” e così arriva a stabilirlo in ben € 45.840.  Il dirigente dell’Edilizia Filippi, con Determina 719 del 15/11/2011 fa subito sua la perizia e irroga la sanzione di € 45.840, che deve essere obbligatoriamente, sia pure a rate, pagata.


Dopo appena un anno e mezzo la modifica dell’art. 5 del RU forse cancellerà quell’abuso che, dopo cinquant’anni, si è rivelato così enormemente costoso, ma nessun perdono viene accordato. In questo caso, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato. Nessuna pietà per Ulzana.

RIEPILOGO dei TRE CASI


Cosa ci RISERVA il futuro?

Tutti quanti sappiamo bene che una notevolissima quantità di immobili nel centro cittadino, fra il fosso delle Prigioni e quello delle Rozze, ricadenti nel vincolo paesaggistico, dal 1985 fino al 2016 (il Galasso perduto), non hanno richiesto e quindi nemmeno ottenuto l’autorizzazione paesaggistica. Si porrà prestissimo il problema di una loro megasanatoria (se possibile) e quindi della determinazione di tante indennità risarcitorie.

Quale metodologia si applicherà fra quelle adottate nei tre casi sopra ricordati?

Chi vivrà vedrà.

sabato 10 giugno 2017

Giacomino da stamani è in vacanza.



Venerdì sera alle cinque ha staccato dal lavoro ed è andato finalmente in ferie per dieci giorni. Ieri sabato è partito con la famiglia da Lambrate e dopo un faticosissimo viaggio è arrivato nel tardo pomeriggio alla sua agognata meta: la bellissima, mitica, favolosa San Vincenzo.

L’appartamento che Giacomino ha affittato per 1.300 euro su airbnb si è rivelato un po’ deludente. A parte i mobili e le attrezzature risalenti agli anni sessanta, ha scoperto alcune amene caratteristiche che su internet non erano segnalate: il ristorantino a venti metri sopravvento dal quale provengono giorno e notte un rombo di ventilatore e intensissimi miasmi di olio fritto, e la mancanza di parcheggi gratuiti nei dintorni, con relativo obbligo di lasciare l’auto a cinquecento metri di distanza.

Vabbè, ma a San Vincenzo ci si viene per andare sul mare, mica per stare in casa. E la spiaggia è vicinissima, a meno di cento metri, quindi chissenefrega della TV col decoder, del fritto e del parcheggio.

Appena disfatte le valigie, Giacomino, la moglie e i ragazzi sono andati tutti alla vicinissima spiaggia per vedere dove potersi piazzare la mattina dopo. Sorpresa! La cosiddetta “comoda spiaggia libera a disposizione" propagandata su airbnb è uno straccio di 15 metri di larghezza, che è anche il passaggio pubblico, dove si ammassano alla rinfusa schiere di disperati calpestati da chi cerca di arrivare alla battigia.

Gli enormi stabilimenti balneari sui due lati (con grandi cartelli dove vantano di essere "tinozza free") praticano prezzi da amatori che prosciugherebbero il budget di Giacomino e inoltre, a parte gli altoparlanti che sparano in continuazione musicaccia a 90 decibel, hanno ombrelloni disposti secondo le misure standard delle celle delle carceri del Ruanda, del tutto impraticabili da chi, come Giacomino, soffre di una leggera forma di claustrofobia.

Vabbè, fortunatamente a San Vincenzo c’è perlomeno la meravigliosa spiaggia di Rimigliano, lunghissima, splendida, dove c’è posto comodo per tutti. Si dovrà prendere tutti i giorni la macchina, fare un po’ di fila la sera e impazzire per ritrovare al ritorno un parcheggio, ma insomma pazienza. Una bella giornata di mare a Rimigliano fa scordare tutto.

E così stamattina alle dieci e mezzo Giacomino, moglie e i due bimbi, sono usciti di casa belli pimpanti, portandosi dietro, fino alla macchina, ombrellone, seggioline, asciugamani, borsa termica refrigerata col pranzo preparato all’alba dalla moglie, e bottiglie di acqua e di vino.
Dopo venti minuti l’entusiasmo era un po’ scemato. La Principessa era già piuttosto piena. I posti liberi dove parcheggiare erano ancora numerosi, ma tutti dalla parte opposta del mare, al sole, sullo sterrato e tutti dietro una minacciosa linea blu che significava evidentemente “a pagamento”.
Parcheggiato finalmente sul ghiaino blu, Giacomino ora non sapeva che fare. Va bene “a pagamento”, ma dove, come, quanto? Nessun cartello o macchinetta mangiasoldi in vista a perdita d’occhio.
Finalmente aveva fermato un ciclista che, dopo aver investito sulla pista ciclabile tre adulti un bambino e due cani, marciava ora sulla carreggiata stradale cercando inutilmente di suicidarsi, incerto se farsi arrotare da un camion o schiantarsi contro uno sportello aperto d’improvviso. Da lui aveva appreso che gli pareva di aver visto una macchinetta dei biglietti, nascosta fra le auto parcheggiate, circa trecento metri più a nord.

Lasciata la famiglia in fiduciosa attesa si era incamminato al sole lungo la strada, con un occhio continuamente alle spalle, fermandosi schiacciato contro le auto in sosta, ogni volta che vedeva arrivare un camion o un autobus che lo frisavano in un turbinio di polvere e di ghiaino.

Arrivato stressato, ma miracolosamente incolume alla macchinetta, aveva appreso che per arrivare a sera come desiderava, occorrevano ben otto euri, e tutti in moneta spicciola, Niente banconote, niente bancomat, niente di niente. Ma lui in tasca di spiccioli aveva solo 1 euro e cinquanta. E ora?
Giacomino, ormai profondamente depresso, a quel punto era incerto fra prendere a calci la macchinetta fino a sbarbarla, pisciare nella fessura dei soldi sperando che il meccanismo esplodesse, oppure suicidarsi buttandosi sotto la prima macchina in arrivo. Poi aveva realizzato che dovendo suicidarsi sarebbe stato più di soddisfazione fare prima almeno una strage dei sadici responsabili.
Infine aveva deciso di telefonare alla moglie e saputo che lei aveva sufficiente moneta era tornato dove aveva lasciato la famiglia e, presi gli euri spiccioli, era tornato alla macchinetta, fatto il biglietto da 8 euro e poi ritornato alla macchina a mettere il ticket sul cruscotto. Quasi mezz’ora e milleduecento metri avanti e indietro, quasi tutti nella carreggiata stradale, scansando auto, camion e autobus.
Finalmente ora potevano andare in spiaggia, anche se a Giacomino erano passate tutte le voglie di mare e dentro di se fantasticava invece ormai solo di stragi e carneficine.
Stasera, dopo avere fatto la sua doverosa coda di rientro, parcheggiato quasi alla Piana, trascinatosi per un chilometro a piedi con la famiglia e con tutta la mercanzia da spiaggia fino a casa, rintanato nel suo accogliente alloggio airbnb, nel divanetto sfondato, davanti alla sfarfallante tv analogica, con la musica e il vocio dell’adiacente festival della triglia, che coprono ogni altro suono, coi vestiti, tende e coperte intrise di puzzo di fritto e di pelle bruciata di pesce, Giacomino sta rimuginando cupo sull’impresa impossibile di andare avanti altri nove giorni a quel ritmo, ancora incerto fra compiere domani una strage epocale, o ripiegare invece su una semplice definitiva ecatombe.
Però una decisione definitiva almeno l’ha presa. L’anno prossimo non ci sono santi: tutti all’Idroscalo di Linate. Spiaggia vicina, economica, tranquilla e soprattutto comoda e riposante. Altro che bandiere (e strisce) blu dei miei cojoni. Crocione!


Dieci giorni dopo.....


Giacomino, martedì ha salutato San Vincenzo, tornando nella sua Lambrate. Alla fine si era adattato alle sadiche usanze locali, riuscendo a terminare la vacanza, senza il crollo nervoso che aveva paventato la sera del primo giorno.

La mattina si erano adattati a saltare tutti e quattro giù dal letto, ingozzarsi a colazione e partire prima delle 8,30 per Rimigliano in tempo per trovare un parcheggio sterrato e al sole, ma almeno gratis. La sera si era messo a bere a cena una intera bottiglia di spumantino rosé in offerta a 1,50 euro della coop, in modo che dopo cena e dopo quattro fragorosi rutti, si era sempre addormentato di schiocco sul divanino sfondato davanti alla TV sfarfallante, fregandosene dello smisurato puzzo di fritto del ristorantino sopravento e del casino proveniente dal festival della triglia che impazzava ogni sera sotto casa.

Insomma, incredibilmente, ce l’ha fatta ad arrivare in fondo ai 10 giorni fissati con Airbnb. Ora tornato a casa, come si era ripromesso, la prima cosa che ha fatto è stata quella i fissare una camera per il giugno 2018, all’idroscalo di Milano. Già pregusta la comodità, la tranquillità, i facili parcheggi, e il meno di metà prezzo di quel luogo beato dove, fra l’altro, ignorano cosa siano le tinozze.
http://vivimilano.corriere.it/.../nuoto-libero...

venerdì 12 maggio 2017

La questione esplosiva delle aree cittadine vincolate nel 1985 dal decreto Galasso, ma dimenticate per trent'anni.


Mi è stato chiesto da un autorevole amministratore un parere in merito alla situazione urbanistica del Cantinone, alla luce del nuovo orientamento del Comune rispetto al vincolo paesaggistico cittadino. La risposta, che ovviamente non riguarda solo il Cantinone, ma tanti altri immobili nella stessa situazione, è abbastanza semplice e priva di particolari difficoltà interpretativa. Infatti sussistono alcuni dati di fatto incontrovertibili che facilitano questa risposta e che passo a elencare di seguito:

1) Le disposizioni della legge Galasso (n. 431/1985), oggi inserite integralmente anche nel Codice del paesaggio (D.Lgsl. 42/2004) prevedono, all’art. 142 comma 1, lettera a),  che a partire dal 1985 tutti i territori ricompresi nei primi 300 metri dal mare ricadano nel “Vincolo Paesaggistico”, con la sola esclusione delle aree che a quella data (6.9.1985) il vigente PRG classificava come zone omogenee “A” o zone “B”, ai sensi del DM 2.4.1968 n° 1444.

2) Successivamente, per i pochissimi renitenti, è stato più volte autorevolmente confermato, per ultimo dalla Corte Costituzionale  (sentenza n. 551 del 23 marzo 2012) che quella eccezione della norma (che esclude il vincolo paesaggistico) non può essere estesa per analogia ad altre aree che non siano espressamente e unicamente quelle denominate all’epoca come “zone A” e “zone B” in quanto norma speciale, ovviamente non suscettibile di alcuna interpretazione od estensione analogica.

3) L’area di pertinenza del Cantinone era allora, ed è ancor oggi, distante mediamente 150 metri dal mare, ed è quindi ovviamente compresa interamente nella fascia dei 300 metri dal mare.

4) Alla data del 6.9.1985, tutta l’area di pertinenza del Cantinone era classificata dall’allora vigente PRG di San Vincenzo (approvato il 13.2.1984), in “zona F2” (servizi collettivi di interesse intercomunale e territoriale) e pertanto, ovviamente non era compresa né in “zona A”, né in “zona B”.


5) Anche il Comune di San Vincenzo, dopo trent’anni di incomprensibile e ondivaga amnesia, e qualche ulteriore ultimo tentennamento, ha finalmente dovuto aderire a questa (scontata) interpretazione, come risulta anche dai “Chiarimenti” riportati sul sito del Comune…. qui: 


5) Pertanto non sussiste il minimo dubbio che il fabbricato del Cantinone, a partire dal 1985 è stato sempre assoggettato, e lo è tuttora,  al vincolo paesaggistico. E, ovviamente, si deve supporre che per esso siano sempre state richiesti, quando necessari, i permessi paesaggistici.

7) In queste zona e in tutte le altre analoghe infatti, dal 1985, ogni intervento che incideva anche minimamente sull’aspetto esteriore del fabbricato e delle aree circostanti doveva preventivamente ottenere il nulla osta da parte della Soprintendenza e quindi il permesso Paesaggistico. In mancanza di tali approvazioni paesaggistiche, ogni licenza, concessione, permesso o scia, sarebbe nulla ab origine, inesistente, tamquam non esset, e quindi ogni eventuale intervento esterno, avvenuto negli ultimi trent’anni, dovrebbe intendersi urbanisticamente irregolare, a partire dalla data di sua esecuzione in poi, senza possibilità di alcuna prescrizione col passare del tempo.

8) Questo tipo di irregolarità (assieme alle violazioni antisismiche) è fra le più gravi previste dal Testo Unico in materia di edilizia (DPR 380/2001) e di difficilissimo rimedio. Addirittura - con esclusione delle violazioni paesaggistiche minori - la norma prevede espressamente l’impossibilità di una sanatoria a posteriori.

9) Naturalmente è ben comprensibile in quale guaio tremendo si potrebbero trovare tutti quegli edifici situati in terreni a meno di 300 metri dal mare e che nel PRG del 1984 erano classificati in zone C, F, D, E o in zone “bianche” come la spiaggia, se in questi trent’anni fossero stati costruiti o anche solo modificati esternamente, senza aver prima chiesto e ottenuto l’indispensabile nulla osta o permesso paesaggistico. In tal caso risulterebbero privi di ogni legittimità, incondonabili, senza possibilità di presentare alcuna nuova Cila, Scia, o richiesta di Permesso a costruire, del tutto incommerciabili, anche retroattivamente, con tutte le problematiche risarcitorie conseguenti.

10) I terreni che dal 1985 ricadono nel vincolo paesaggistico oltre a quello del Cantinone, sono, tanto per fare degli esempi, quelli del Ghirigoro, degli edifici sul lato nord di piazza Gramsci, dal Mediterraneo al circolo PD compresi, quelli del Paradisino, della Svizzera, della COOP, della caserma dei carabinieri e degli edifici circostanti, delle Poste, della Chiesa e degli accrocchi costruiti addosso, degli edifici fra la piazza della Chiesa e la ferrovia, di tutti gli edifici e altri manufatti fra via della Stazione e la ferrovia, dell' intero Porto e dintorni, di piazza Serini, del lungomare Federici, con relativi negozi, chioschi e gazebi, dell'ex asilo delle suore Santa Cecilia, della Perla e della retrostante piazza e garage interrati, e di tutte le spiagge cittadine con tutti i relativi bagni, Bucaniere, Nettuno, Serendipity, Meditrerraneo, Delfino, Florida e ristoranti, palafitte e chioschi, salvo se altri.

11) Nessuno di noi, senza consultare le varie pratiche, può sapere se per le costruzioni eseguite negli ultimi trent’anni in queste zone cittadine siano stati effettivamente richiesti i prescritti permessi paesaggistici. Certo il fatto che sulle tavole dei vincoli, sia dei vecchi che degli attuali strumenti urbanistici vigenti (Piano strutturale e Regolamento urbanistico), non sia mai stato riportato il vincolo dei 300 metri dal mare in queste zone, non fa presagire niente di buono. Eppure i rinomatissimi urbanisti di professione, estensori di quei piani avrebbero dovuto ben saperlo che tutte quelle zone "non A" e "non B" erano vincolate. Basti pensare che, nel mio piccolo, lo sapevo anche io.

12) Questa è attualmente la situazione. Uno stato di tacita sospensione nel quale nessuno pare che se la senta di ufficializzare e rendere palese questa drammatica situazione, vedendo di provare a metterci una pezza. Tanto prima o poi il tappo salta. Basti pensare alle prime pratiche nelle quali nessun professionista potrà asseverare la conformità di immobili privi di autorizzazione paesaggistica; Basti pensare alle prime compravendite dove l’acquirente e il notaio pretenderanno una conformità che nessuno potrà garantire e che non esiste; Basti pensare alle compravendite degli ultimi dieci anni di immobili che nessuno immaginava non essere regolari. Insomma un pasticcio potenzialmente infernale.
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Non resta che sperare che, per la gran parte di  pratiche edilizie relative a queste zone sfortunate, i professionisti tecnici dei proprietari abbiano seguito la legge e non le difettose tavole comunali dei vincoli e, nonostante che l’Ufficio non lo richiedesse, abbiano ugualmente sempre richiesto il permesso paesaggistico, infischiandosene di esser presi in giro dai tecnici "bravi" e fidandosi solo della propria professionalità e del proprio istinto.
Speriamo davvero. Altrimenti non so come se ne potrà uscire.
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Qui sotto il link alla carta del PRG del 1984, messa in rete dopo molte esitazioni dal Comune, a seguito di esplicita richiesta del gruppo di AS. Si tratta purtroppo di una riproduzione assai degradata, senza didascalie e così impastata, al punto da risultare scarsamente leggibile. (L'esempio di una riproduzione pur mediocre, ma non così degradata, è quella in testa a questo post) 
q=node%2F6http://maps1.ldpgis.it/sanvincenzo/sites/sanvincenzo/files/TAV.%2011%20VARIANTE%20P.R.G.%20REGIONE%2012%2002%201984%20.pdf9
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Questa sotto è la tavola A05 del Piano Strutturale che riporta in modo errato (non solo per il mare, ma anche per i fiumi) i vincoli paesaggistici che insistono sul territorio. E' stata integrata segnando con colore giallo le porzioni vincolate ai sensi dell'art. 142 comma 1, lettera a (300 metri dal mare e zone non A e non B) che attualmente non risultano in quella carta e dove il vincolo è stato in gran parte dei casi ignorato in questi 32 anni.
In rosso sono segnati i fabbricati interessati, all'interno di queste aree, per molti dei quali, nei 32 anni passati, non è stato richiesto il permesso paesaggistico con tutte le gravi conseguenze (non prescrittibili) che si possono immaginare.

Zona Centro - Sud

Zona NORD
Sarebbe quanto mai opportuno che fosse proprio il Comune a chiedere immediatamente all'architetto (autore del Piano) di correggere e integrare correttamente quella carta, e quindi immediatamente pubblicarla, in modo da dare finalmente ai tecnici e ai cittadini quelle certezze che sono mancate da trentadue anni a questa parte.